Intesa Sanpaolo entra con decisione nel mercato delle criptovalute e svela un portafoglio da 96 milioni di dollari in Etf legati al Bitcoin. Il primo gruppo bancario italiano ha depositato i documenti ufficiali per il trimestre concluso a dicembre 2025 presso la SEC (autorità di vigilanza americane). I dati contenuti nel form 13F mostrano anche una maxi operazione in strumenti derivati sulle azioni della società Strategy, per un valore di 184,6 milioni di dollari.
Il documento SEC utilizza la sigla tecnica “DFND” (acronimo che sta per gestione condivisa), il che significa che le decisioni di investimento sono state prese in modo congiunto dalla capogruppo Intesa Sanpaolo S.p.A. e dai gestori patrimoniali affiliati. Non è ancora chiaro se questi operatori agiscano per conto della divisione di trading interna o per i clienti istituzionali.
Al momento Intesa Sanpaolo non ha fornito commenti ufficiali sui dettagli dell’operazione.
ETF crypto
I documenti finanziari mostrano che la banca possiede quote in cinque diversi Etf spot sul Bitcoin. Le posizioni principali riguardano il fondo ARK 21Shares per 72,6 milioni di dollari e l’iShares Bitcoin Trust per 23,4 milioni.
L’esposizione non si limita alla criptovaluta più famosa: lntesa Sanpaolo avrebbe investito anche 4,3 milioni di dollari nel Bitwise Solana Staking Etf, strumento replica il valore della moneta digitale Solana (SOL) e cattura i rendimenti generati dalle operazioni di validazione della rete.
Il portafoglio crypto di Intesa comprende anche partecipazioni dirette nel capitale di aziende legate all’ecosistema degli asset digitali. I documenti mostrano un investimetno da 4,4 milioni di dollari nella società Circle (società di stablecoin concorrente dell’italiana Tether) e posizioni di entità minori in Coinbase, Robinhood, BitMine ed ETHZilla.
Scommessa short
L’aspetto più tecnico della manovra riguarda le azioni della Strategy (ex MicroStrategy), società che rappresenta il maggiore detentore aziendale di criptovalute al mondo, con 714.644 Bitcoin nel proprio bilancio. Intesa Sanpaolo possiede opzioni di vendita (dette “put”) per circa 184,6 milioni di dollari su questo titolo.
Questo contratto finanziario offre il diritto di vendere le azioni a un prezzo prefissato in una data futura. La mossa si abbina agli investimenti diretti sugli Etf e crea una strategia di mercato precisa. Le azioni di Strategy venivano scambiate a un prezzo molto superiore rispetto al valore reale dei Bitcoin custoditi in cassa, e dato che il divario si sta progressivamente riducendo l’operazione della bancafrutta proprio mentre il prezzo delle azioni scende per allinearsi al valore delle riserve in criptovalute.
Verso un approccio crypto-friendly
L’interesse di Intesa Sanpaolo verso questo settore non è comunque una novità assoluta. Secondo un documento interno emerso all’inizio dello scorso anno, l’istituto di corso Inghilterra aveva acquistato 11 Bitcoin per oltre un milione di dollari.
La banca dispone da anni di un dipartimento interno dedicato alle negoziazioni proprietarie e questa struttura gestisce operativamente anche la compravendita di criptovalute. Intesa non è la sola banca italiana ad esserci avvicinata al mondo crypto, un tempo visto come nemico ma oggi opportunità di crescita e profitto.
Oggi la lista delle banche crypto-friendly italiane comprende già realtà come Fineco, Trade Republic, Scalable Capital, Revolut, Banca Mediolanum e Banca Generali.












