News > Criptoasset Legge Di Bilancio 2026

Criptoasset, nella Legge di Bilancio 2026 arriva una nuova stretta fiscale

La legge di bilancio vuole favorisce la detenzione di token di moneta elettronica denominati in euro rispetto ad altre tipologie di cripto-attività.

Aggiornato il:

Tempo lettura:
4 min
+ Perché fidarti di Finanza Digitale
×

In Finanza Digitale, ci impegniamo per offrirti analisi finanziarie imparziali e affidabili. Pur ricevendo compensi attraverso affiliazioni, la nostra integrità editoriale rimane il nostro pilastro: le nostre classifiche e recensioni sono frutto di rigorose analisi e indipendenza. La tua fiducia è la nostra missione.

Aggiornato il:

Tempo lettura:
4 min
+ Fidati di Noi
×

In Finanza Digitale, ci impegniamo per offrirti analisi finanziarie imparziali e affidabili. Pur ricevendo compensi attraverso affiliazioni, la nostra integrità editoriale rimane il nostro pilastro: le nostre classifiche e recensioni sono frutto di rigorose analisi e indipendenza. La tua fiducia è la nostra missione.

euro digitale criptoasset legge bilancio 2026

Adv Info

Con la bozza della Legge di Bilancio per il 2026 il Governo torna a intervenire sul fronte della tassazione delle cripto-attività, un capitolo che negli ultimi anni ha visto continue revisioni. L’articolo 13 del disegno di legge andrà a modificare il comma 24 dell’articolo 1 della Legge n. 207 del 30 dicembre 2024, e a partire dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze e gli altri proventi derivanti da token di moneta elettronica in euro saranno assoggettati a un’imposta sostitutiva del 26%, al posto dell’aliquota ordinaria del 33% prevista per le altre cripto-attività.

La scelta del legislatore ha una logica duplice. Da un lato vuole distinguere i token di moneta elettronica dagli asset digitali più volatili (es. bitcoin, ethereum, ecc.), riconoscendone la natura stabile e la funzione assimilabile a uno strumento di pagamento. Dall’altro, si vuole favorire l’adozione di strumenti pienamente conformi ai criteri del regolamento MiCA, cioè token ancorati saldamente all’euro e garantiti da riserve integralmente detenute in attività denominate in euro presso soggetti autorizzati all’interno dell’Unione europea.

Un percorso complesso

Il primo passo risale al 2023, quando la rapida diffusione delle cripto-attività aveva spinto il Parlamento a colmare le lacune del sistema impositivo. Con l’introduzione della lettera c-sexies) all’articolo 67, comma 1, del TUIR, i redditi da cripto-attività venivano ricondotti tra i “redditi diversi”. La definizione fiscale si allineava a quella contenuta nel Regolamento europeo MiCA, il n. 2023/1114, per garantire coerenza con la normativa comunitaria.

La riforma aveva inoltre introdotto obblighi specifici per operatori e utenti: dall’imposta di bollo, alle imposte sulle cripto-attività detenute presso intermediari non residenti, fino al monitoraggio fiscale.

Pochi mesi dopo arrivò la Circolare n. 30 del 2023 dell’Agenzia delle Entrate, che chiarì diversi punti interpretativi. Tra i principali, il trattamento fiscale dei token ancorati a valute ufficiali o ad altri valori. Nel caso degli e-money token, agganciati a una moneta fiat e assimilati alla moneta elettronica, la permuta con altre cripto-attività risultava fiscalmente rilevante. Diverso invece il caso degli asset-referenced token: poiché non legati a una valuta ufficiale, la loro permuta non generava effetti fiscali.

La svolta del 2025

Il secondo intervento arrivò con la Legge di Bilancio 2025, quando si decise di eliminare la soglia di irrilevanza fiscale di 2.000 euro e di innalzare l’imposta sostitutiva al 33%, a partire dal 1° gennaio 2026. La prima proposta prevedeva un’aliquota ancora più elevata, pari al 42%.

Venne inoltre rivisto il regime di affrancamento, con un’imposta sostitutiva del 18% (non più del 14%) da versare in tre rate annuali a partire dal 30 novembre 2025.

Novità crypto 2026

La nuova bozza della Legge di Bilancio 2026 introduce un ulteriore aggiustamento. Per i redditi derivanti da operazioni di detenzione, cessione o impiego di token di moneta elettronica denominati in euro, i cosiddetti e-money token o EMT, l’aliquota d’imposta scende dal 33% al 26%.

La riduzione solleva alcune perplessità. Il Regolamento MiCA, infatti, vieta all’articolo 50 la corresponsione di interessi o altre forme di remunerazione legate al periodo di detenzione dei token di moneta elettronica. E questo rende la generazione di proventi tassabili, almeno in teoria, un’eventualità poco realistica.

Plusvalenze quasi impossibili

Anche sul fronte delle plusvalenze i margini sembrano limitati. I token di moneta elettronica in euro, per loro natura, mantengono un valore stabile e non sono soggetti a fluttuazioni di mercato significative. Eventuali guadagni derivanti dalla conversione sarebbero quindi marginali per i minimi differenziali di prezzo tra le diverse piattaforme di scambio.

In linea con questa impostazione, la Legge di Bilancio 2026 sancisce l’irrilevanza fiscale della conversione tra euro e token di moneta elettronica denominati in euro, così come del rimborso in valuta fiat del loro valore nominale. Resta invece tassata al 33% la conversione di altre cripto-attività, come Bitcoin, in token EMT.

Il tavolo di controllo (stralciato) su cripto e DeFi

Accanto alle misure fiscali, la bozza iniziale della manovra prevedeva anche la creazione di un tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività e sulla finanza decentralizzata. Un organismo inter-istituzionale con il compito di monitorare i rischi legati all’evoluzione del mercato, elaborare strategie di prevenzione e promuovere la sicurezza finanziaria e informatica.

La sua composizione avrebbe incluso rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), della Guardia di Finanza, della CONSOB, della Banca d’Italia, dell’Unità di informazione finanziaria e dell’Agenzia delle Entrate, insieme a esperti accademici e associazioni di settore.

Il tavolo avrebbe dovuto rappresentare un punto di raccordo strategico tra istituzioni e operatori, ma l’iniziativa si è arenata. Gli ultimi emendamenti alla manovra hanno infatti stralciato la norma, ritenendola non coerente con le finalità della Legge di Bilancio.

Trader, opinionista ed esperto di mercati azionari e criptovalute. Uno dei primi investitori in Italia a credere in Bitcoin e diventarne un profondo conoscitore. Collabora con FinanzaDigitale dal 2014.

Lascia un commento

Potrebbero interessarti anche: