Per chi investe sui mercati e con il trading online, uno degli aspetti a cui fare attenzione è la scelta del regime fiscale con cui dichiarare i guadagni ottenuti. Le opzioni in Italia sono due: il regime amministrato e il regime dichiarativo.
In alcuni casi l’utente ha l’opzione di scegliere se attivare l’uno o l’altro. In altri, come con i broker esteri, in automatico si applica il sistema dichiarativo.
Comprendere come funzionano questi due sistemi e quali sono le caratteristiche è utile per valutare i rendimenti effettivi di un investimento al netto delle tasse, ma anche come regolarizzare la propria posizione fiscale.
Inoltre, il regime fiscale può influenzare anche la scelta tra un broker estero e un broker sostituto d’imposta. In questa guida abbiamo confrontato i due sistemi fiscali analizzando i pro e i contro di ognuno.
Cos’è il regime fiscale negli investimenti
Il regime fiscale è un sistema di regole utilizzato dallo Stato italiano per stabilire gli importi da versare ai fini delle tasse. Nel caso degli investimenti, tutti i guadagni sul trading online e i rendimenti legati ad altri strumenti (conto deposito, dividendi, crypto) sono tassati.
In base al regime fiscale vengono calcolate le plusvalenze (guadagni) e le minusvalenze (perdite) di un investimento: sulla differenza ottenuta si applicherà un’imposta sostitutiva che di base è pari al 26%.
In Italia sono disponibili due tipologie di regime fiscale:
- amministrato;
- dichiarativo.
In entrambi il calcolo dei guadagni è fatto secondo il principio di cassa. La tassazione si applica esclusivamente nel momento in cui è incassato il guadagno generato, tramite una vendita o un rendimento (dividendi, cedole, interessi). Il calcolo è fatto dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Questo però è l’unico elemento comune. I due regimi hanno diverse differenze. Vediamo quali sono le caratteristiche con un confronto su: calcolo delle plusvalenze, pagamento della tassazione, tempistiche della dichiarazione, obblighi di monitoraggio fiscale e tipologia di intermediario.
Regime amministrato
Nel regime amministrato la gestione delle plusvalenze e delle minusvalenze è amministrata (da cui il nome) direttamente dall’intermediario finanziario, quasi sempre una banca d’investimento o un broker con sede in Italia.

Quindi è la piattaforma a calcolare per ogni operazione quali sono i guadagni ottenuti e le perdite, definendo l’importo soggetto a tassazione. L’intermediario crea quello che è definito zainetto fiscale, ovvero una sezione in cui sono inserite tutte le plusvalenze e le minusvalenze.
Se le plusvalenze sono superiori alle minusvalenze, sulla differenza si applica la tassazione. Viceversa, se le minusvalenze sono maggiori, non ci sono tasse da versare. In più le perdite possono essere utilizzate come compensazione per i quattro anni successivi.
Regime dichiarativo
Nel regime dichiarativo, invece è l’utente a dover calcolare le plusvalenze e le minusvalenze di ogni singola operazione e dichiararle nel modello Redditi Persone Fisiche o nel 730 a fine anno.
Questa operazione non è delle più semplici, soprattutto se si effettuano diverse transazioni mensili o si hanno forme di rendimenti diverse.
Per questo alcuni intermediari esteri offrono agli utenti un report fiscale a fine anno, con un calcolo dei guadagni e delle perdite. Questo servizio però in alcuni casi è a pagamento, in altri è gratis. Non ha però un valore fiscale. È utile quindi farlo controllare dal proprio commercialista di fiducia.
Tasse sul trading
Il regime amministrato semplifica molto il pagamento dell’imposta sostitutiva collegata ai guadagni e ai rendimenti. Il versamento delle tasse è effettuato direttamente dalla piattaforma, che svolge così la funzione di sostituto d’imposta. Quindi l’utente riceve i guadagni al netto della tassazione.
Nel sistema dichiarativo, l’intermediario non ha funzione di sostituto d’imposta: le tasse dovranno essere versate dall’utente, che riceverà i guadagni lordi.
L’utente dovrà inserire le plusvalenze e le minusvalenze nella dichiarazione dei redditi, calcolando sulla differenza (guadagni – perdite) l’imposta sostitutiva. Questo aspetto comporta la compilazione di diverse sezioni della dichiarazione dei redditi:
- Quadro RW: da compilare sempre per il monitoraggio fiscale e il versamento dell’IVAFE (imposta di bollo);
- RT: per le plusvalenze sul trading di azioni, conti deposito e compravendita crypto;
- RM: in cui inserire i rendimenti legati ai Titoli di Stato e BTP;
- RL: da compilare per i guadagni legati a cedole di obbligazioni, dividendi su azioni, ETF, staking di crypto o attività di Yield farming.
Il valore dell’imposta sostitutiva è uguale per i due regimi fiscali ed è pari al 12,5% per i rendimenti generati dai Titoli di Stato e al 26% per le operazioni di trading su azioni, ETF e altri asset.
Imposta di bollo
L’imposta di bollo è una tassa sugli investimenti che si calcola sul valore del patrimonio in possesso nel corso dell’anno. L’imposta è pari allo 0,2%. Con il regime amministrato, l’importo da versare è calcolato in automatico dall’intermediario e prelevato direttamente dal conto titoli.
Invece, con il regime dichiarativo, deve essere sempre l’utente ad effettuare il calcolo dell’imposta di bollo. Se il sistema fiscale è collegato al possesso di un conto titoli estero, si parla di IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).
L’importo è sempre dello 0,2% del patrimonio titoli detenuto nel corso dell’anno, che dovrà essere inserito nell’apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi e versato tramite F24
Tobin tax
Il diverso sistema fiscale incide anche sul versamento della Tobin Tax. Questa tassa si applica sull’acquisto di azioni di società italiane quotate a Piazza Affari con sede in Italia e una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro.
L’importo della Tobin Tax per il 2026 è stato aumentato allo 0,2% per le operazioni sui mercati regolamentati, allo 0,4% per quelle sui mercati OTC (over the counter) e allo 0,04% per il trading ad alta frequenza.
Con il regime amministrato, la Tobin Tax è calcolata direttamente dall’intermediario. Nel regime dichiarativo, l’importo deve essere calcolato dall’utente e versato con l’apposito F24.
Tasse sulle crypto
Fino al 31/12/2025 le crypto erano soggette a una franchigia pari a 2.000€. Gli importi entro questo valore non erano tassati.
La nuova Legge di Bilancio ha reso operativa la direttiva DAC8 europea con sostanziali novità, tra cui l’eliminazione della franchigia e l’aumento dell’imposta sostitutiva su staking e compravendita al 33%. Anche in questo caso il regime amministrato semplifica il versamento della quota tassativa, rispetto a quello dichiarativo.
Tempistiche della dichiarazione
Nel regime dichiarativo, la dichiarazione dei guadagni derivati dagli investimenti è in concomitanza con quella dei redditi. Quest’ultima è posticipata il 30 giugno dell’anno successivo. L’importo di tasse dovrà essere versato con F24.
Invece, con il sistema amministrato, l’utente riceve il guadagno già al netto delle tasse che vengono in automatico applicate dalla piattaforma nel momento in cui si genera la vendita di un asset o si riceve un rendimento (azioni con dividendi, rendimenti BTP).
Obbligo di monitoraggio fiscale
Per chi apre un conto titoli su un broker estero con regime dichiarativo c’è l’obbligo di dichiararlo sempre ai fini del monitoraggio fiscale .
Si dovrà compilare il quadro RW anche se non si effettuano transazioni, e compilare la sezione per il versamento dell’IVAFE se c’è una giacenza media superiore ai 5.000€. Con il regime amministrato non c’è l’obbligo di monitoraggio fiscale.
Regime dichiarativo vs amministrato: la scelta del broker
Il confronto tra i due regimi fiscali determina la scelta tra due tipologie di intermediari. Il regime dichiarativo è il regime predefinito di tutti i broker e le banche di investimento estere che non svolgono la funzione di sostituto d’imposta.
Invece, il regime amministrato è collegato a banche di investimento, SIM (società di intermediazione mobiliare), broker e piattaforme di investimento che hanno sede in Italia e che svolgono quindi la funzione di sostituto d’imposta.
Andando nel pratico, se si sceglie di investire con una piattaforma come eToro o DEGIRO, per citare quelle più utilizzate oggi online, si applica il regime dichiarativo in quanto intermediari con sede all’estero.
Invece, se ci si registra a una piattaforma come Fineco o Directa, tra le prime banche di investimento retail in Italia, il regime è amministrato. Oggi anche le operazioni che avvengono su banche di investimento come Scalable Capital e Trade Republic sono in regime amministrato in quanto dal 2025 entrambe le banche hanno una filiale in Italia e sono riconosciute come sostitute d’imposta.
Il confronto: amministrato o dichiarativo
| Specifica | Regime amministrato | Regime dichiarativo |
|---|---|---|
| Intermediari | Banche e broker con sede in Italia | Broker e banche estere – Banche e broker con sede in Italia |
| Calcolo delle plusvalenze | L’utente riceve i proventi al netto delle tasse | L’utente riceve i guadagni lordi |
| Calcolo delle Minusvalenze | In automatico dalla piattaforma | A carico dell’utente |
| Tassazione | Sostituto d’imposta | È l’utente a inserire i guadagni nella dichiarazione dei redditi |
| Imposta del bollo | 0,2% calcolata in automatico | IVAFE calcolata dall’utente |
| Tobin Tax | Calcolata dall’intermediario | È l’utente a calcolarla e pagarla tramite F24 |
| Tempistiche | Il calcolo è fatto al momento | Entro il 30 giugno dell’anno successivo |
| Monitoraggio fiscale | No | Si |
| Compilazione della dichiarazione dei redditi | No | Si |
Il regime a risparmio gestito
Per concludere, tra i regimi fiscali è presente anche quello a risparmio gestito, applicato solo da alcune piattaforme che offrono al cliente l’opzione di una gestione patrimoniale del portafoglio.
In questo regime, chi investe attribuisce un mandato di gestione patrimoniale a un intermediario abilitato (Banca, SGR). L’oggetto della tassazione non è più la singola operazione, ma il patrimonio gestito nel suo complesso.
L’investitore rinuncia ad operare in autonomia in favore di una gestione professionale basata su linee guida della piattaforma con il supporto di consulenti specializzati. La tassazione si applica non sulla singola operazione ma sul risultato del gestione patrimoniale.
Domande frequenti
Nel regime amministrato è l’intermediario a calcolare l’imposta applicata alla singola transazione, accreditando l’importo al netto delle tasse. Invece, nel sistema dichiarativo dovrà essere l’utente a dichiarare a fine anno il guadagno ottenuto.
Di base gli intermediari sostituti d’imposta applicano il regime amministrato, anche se c’è l’opzione di modificarlo. Nel caso dei broker esteri è previsto solo il regime dichiarativo.
La principale differenza è nella semplicità del versamento delle tasse, nettamente più semplice per il regime amministrato rispetto a quello dichiarativo.








