Tra le novità della nuova Legge di bilancio 2026 c’è il raddoppio del valore della Tobin tax. È una tassa sulle transazioni finanziarie: si applica all’acquisto reale e con i derivati di azioni italiane. L’aumento è entrato in vigore dal 1° gennaio 2026, con il versamento che dovrà avvenire entro il giorno 16 del mese successivo a quello dell’operazione.
L’obiettivo è di aumentare il gettito fiscale con cui coprire la riforma delle aliquote IRPEF. Vediamo quando si applica, a quanto ammonta e in quali casi non bisogna pagarla.
Cos’è la Tobin tax
La tassa di Tobin, in Italia, è stata introdotta con la Legge di Stabilità 228/2012 ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2013. L’Italian Financial Transaction Tax (tassa sulle transazioni finanziarie) si applica all’acquisto di azioni e strumenti derivati di società italiane che hanno sede legale in Italia e una capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro. Non deve essere confusa con la tassazione sui proventi del trading online, calcolata invece sul guadagno ottenuto.
La Tobin Tax si applica sulle operazioni per i titoli quotati sia sulle borse regolamentate sia su quelle OTC (Over the Counter), posseduti fino alla giornata successiva. Quindi, non è prevista sulle azioni intraday, quelle che si effettuano in giornata, o nel giro di poche ore.
Per le operazioni con i derivati (CFD, opzioni, future, contratti swap, certificates) non c’è però un limite di tempo e quindi, dovrà essere sempre versata. Si applica anche sulle operazioni ad alta frequenza, svolte con particolari software che permettono di effettuare diverse operazioni in pochi decimi di secondo.
Breve storia
La Tobin Tax nasce dall’idea dell’economista e premio Nobel James Tobin, da cui il nome, che nel 1972 propose una tassazione sulle conversioni valutarie, al fine di stabilizzare i tassi di cambio successivi agli accordi di Bretton Woods.
Questi ultimi, stabiliti nel 1944, prevedevano un cambio rigido tra dollaro e oro, con cui si limitava la fluttuazione delle valute. Nel 1971 erano venuti meno con il presidente Nixon, che diede il via libera ai mercati delle valute fluttuanti senza l’ancoraggio all’oro-dollaro.
Il fine della Tobin Tax era quello di stabilizzare i cambi di valuta. Nel sistema finanziario italiano, la Tobin Tax è invece applicata alle transazioni, utilizzata per due scopi:
- ridurre la speculazione su azioni di società italiane ad alta capitalizzazione;
- aumentare le entrate fiscali legate al trading.
Quanto si paga dal 2026
| Mercato/strumenti | Tobin Tax 2026 | Tobin Tax 2025 |
|---|---|---|
| Mercati Regolamentati | 0,2% | 0,1% |
| Mercati OTC | 0,4% | 0,2% |
| Strumenti derivati | Percentuale variabile | Percentuale Variabile |
| Trading ad alta frequenza | 0,04% | 0,04% |
Fino al 31/12/2025 la Tobin Tax era pari allo 0,1% dell’importo di acquisto per le transazioni sui mercati regolamentati come l’Euronext Milan e dello 0,2% per quelli sui mercati OTC.
Dal 1° gennaio 2026, con la nuova Legge di Bilancio, la percentuale è raddoppiata. Si passa dallo 0,1% allo 0,2% per le operazioni nei mercati regolamentati, mentre per quelli OTC il valore sale dallo 0,2% allo 0,4%. Andando nel pratico, per un investimento di 5.000 su un’operazione su uno dei titoli del FTSE MIB l’imposta Tobin Tax applicata passa da 5€ a 10€.
Rimane invariata la Tabella 3 inserita nell’art. 1, comma 492, della Legge 228/2012 che stabiliva per i derivati un importo che varia in base alla tipologia di strumento e al valore dell’operazione.
Ad esempio per un CFD con importo tra 0€ e 2.500€ si applica un valore di 0,25, che sale a 0,5 per somme fino ai 5.000€ e via dicendo. L’imposta è poi ridotta di ⅕ per le operazioni che avvengono su mercati regolamentati.
Infine, per le operazioni ad alta frequenza, si applica una tassazione dello 0,04%.
Chi deve pagare la Tobin Tax
La Tobin Tax si paga ogni volta che si compra un’azione italiana quotata su uno dei mercati regolamentati, emessa da società con una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e con sede in Italia. La tassa è a carico di chi effettua l’acquisto.
Invece, per le azioni italiane quotate sui mercati non regolamentati, non c’è un limite minimo di capitalizzazione e dovrà essere sempre versata. Per le operazioni sui derivati, la tassa è a carico sia di chi acquista sia di chi vende.
Quando non si paga
Vi sono una serie di esenzioni alla Tobin Tax. Prima di tutto non si paga per le operazioni che avvengono su azioni quotate di società con una capitalizzazione minore di 500 milioni di euro.
Anche le operazioni intraday, comprese quelle con marginazione (leva finanziaria), sono esenti, ma solo per l’acquisto reale. Per i derivati si applica sempre.
Sono esenti anche le operazioni sui mercati esteri e quelle che hanno come controparte organismi internazionali ed enti pubblici: la BCE (Banca Centrale Europea), la Banca d’Italia o quelle di altri Stati membri. Altro esempio in cui non c’è la Tobin Tax è la conversione di obbligazioni in azioni, oltre alle operazioni che hanno per oggetto il prestito di titoli, la distribuzione degli utili e le stock option.
Non c’è la Tobin Tax anche per i trasferimenti di azioni dovuti a successioni o a donazioni, o per prodotti qualificati come etici.
Azioni italiane su cui non si paga la Tobin Tax
Alcune società, anche se quotate sul FTSE MIB sono esentate dalla Tobin Tax in quanto hanno sede legale all’estero. Le più famose sono:
- Stellantis;
- Ferrari;
- STMicroelectronics;
- Campari;
- Tenaris;
- MFE – MediaForEurope (ex Mediaset);
- Cementir Holding;
- Iveco Group;
- Brembo;
- D’Amico Group.
Come si versa
Il versamento della tassa deve essere fatto entro il giorno 16 del mese successivo all’avvenuta operazione. Quindi per le operazioni di gennaio il pagamento deve avvenire entro il 16 di febbraio e così via. Per le banche e i broker con sede in Italia e che sono sostituti d’imposta, l’operazione avviene in automatico. Il sostituto d’imposta calcola l’importo legato alla transazione, effettuando così il prelievo dal conto e il versamento al fisco.
Invece, per i broker esteri che non svolgono la funzione di sostituto d’imposta e applicano il regime dichiarativo, il calcolo della tassa è a carico dell’utente. Rispetto alla dichiarazione dei proventi del trading, che avviene una sola volta all’anno, la Tobin Tax deve essere versata ogni 16 del mese successivo utilizzando il modello F24 e indicando il codice tributo il 4058 per le azioni e 4059 per i derivati.
Domande frequenti
Dal 1° gennaio 2026 l’importo da versare per la Tobin Tax è dello 0,2% per le operazioni sulle azioni quotate sui mercati regolamentati e dello 0,4% per quelle sui mercati OTC e non regolamentati.
L’importo sull’acquisto delle azioni italiane quotate sui mercati regolamentati sale dallo 0,1% del 2025 allo 0,2%. Per le operazioni sui mercati non regolamentati il valore raddoppia dallo 0,2% per il 2025 allo 0,4%.
La Tobin Tax si paga sull’acquisto di azioni italiane e sulla compravendita di derivati di società che hanno sede in Italia e con una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro.








