La fintech londinese SumUp, conosciuta per i suoi lettori di carte e i servizi di pagamento dedicati alle piccole imprese, ha avviato le prime valutazioni per ottenere una licenza bancaria sia nell’Unione Europea sia nel Regno Unito. Lo riporta il Financial Times tramite la sua testata The Banker1, che ha sentito il CCO di SumUp Luke Griffiths.
L’obiettivo della società è diventare una challenger bank a livello europeo entro i prossimi 12-18 mesi e aprire la strada a un’offerta più ampia e strutturata per micro e piccole imprese, sulle orme di altre realtà come Revolut, Vivid Money, N26 o HYPE. Nei mesi scorsi anche la francese Qonto aveva fatto richiesta per una licenza bancaria nel suo Paese.
La strategia di espansione
SumUp attualmente è attiva in 36 mercati e ha oltre 4 milioni di esercenti serviti in tutto il mondo. Oggi soluzioni di accettazione dei pagamenti (POS, cassa elettronica, ecommerce) e un conto business collegato.
La fintech è già titolare di licenze di moneta elettronica in Regno Unito, Irlanda e Lituania, utilizzate per operare sull’intero continente. Di recente SumUp ha mosso richiesta di licenza in Brasile, e l’ingresso nel settore bancario vero e proprio sarebbe un passo ulteriore.
Secondo quanto dichiarato da Griffiths, chief commercial officer del gruppo, la prima mossa sarà concentrarsi sul mercato europeo e ottenere la licenza già dal prossimo anno. Solo in un secondo momento l’attenzione si sposterà sul Regno Unito, che Griffiths definisce un mercato “molto competitivo”.
Un mercato ancora poco presidiato
Negli ultimi anni diversi operatori fintech hanno iniziato a guardare con interesse al segmento delle piccole imprese, considerato sottoservito. Secondo il FT nel 2023 le challenger bank e banche specialistiche del Regno Unito hanno erogato due terzi dei prestiti alle piccole e medie imprese, superando per il quarto anno consecutivo i cinque maggiori istituti tradizionali.
I grandi gruppi bancari sembrano avere più difficoltà nell’investire in questo comparto. E Griffiths ci vede uno spazio per SumUp: “Esiste una grande opportunità di rompere gli equilibri nel settore delle PMI offrendo prodotti come il credito, che diventerà parte integrante del rapporto con i nostri esercenti”.
Da provider POS a banca
Quando qualche anno fa venne fondata, SumUp si poteva inquadrare come fornitore di terminali di pagamento (POS) portatili. La fintech è stata pioniera nel fornire a professionisti e piccole attività un POS mobile (non agganciato al bancone o alla presa di corrente) da usare in qualunque situazione, da solo o collegato a un cellulare.
Non solo. SumUp è stata una delle prime realtà a lanciare sul mercato POS a canone zero e piattaforme per la gestione degli incassi cashless. L’azienda ha scelto di non stringere partnership con banche tradizionali, ma ha preferito sviluppare in autonomia i propri prodotti per affermarsi come operatore indipendente e competitivo.
Oggi ha un fatturato superiore a 160 milioni di sterline e ha già mosso i primi passi verso un’offerta più vicina a quella di una banca. Con l’app SumUp Pay, lanciata nel 2022, fornisce infatti servizi comparabili a quelli dei principali challenger bank. L’idea è trasformarla in una vera e propria banca retail.
Per il momento non gestisce depositi né offre credito ai consumatori, ma secondo Griffiths si tratta di un’evoluzione naturale. La strategia passa anche dalla capacità di sfruttare i dati raccolti attraverso l’attività di elaborazione dei pagamenti, così da migliorare le valutazioni del rischio e velocizzare l’accesso ai prestiti.
Intanto resta aperto anche il capitolo quotazione. Secondo Griffiths la società sta continuando a prepararsi a livello operativo per un’IPO, pur senza fornire dettagli su tempi e modalità.








