Investire una parte dei propri risparmi in autonomia non è più un fenomeno troppo di nicchia nemmeno in Italia. Alcuni optano per broker online specializzati, altri preferiscono operare con una banca digitale che offra l’accesso al trading.
Queste ultime, seppur più affidabili sulla carta, hanno però dei costi superiori. Le banche tradizionali, in particolari, applicano commissioni anche da diverse decine di euro a operazione, spese che in tutto l’anno possono cubare anche centinaia di euro.
Chi sceglie una banca per fare trading o investimenti a lungo termine, quindi, deve prendere la questione costi seriamente se non vuole trovare brutte sorprese. Le commissioni variano in base al tipo di strumento negoziato, al mercato o al profilo operativo del cliente.
In questa guida abbiamo confrontato oltre venticinque banche italiane abilitate al trading online, a caccia delle più convenienti e di quelle più costose.
Commissioni trading principali banche italiane
| Banca | Commissioni azioni Italia | Commissioni azioni estere | Canone mensile | Deposito titoli Semestrale |
|---|---|---|---|---|
| Widiba | 0,15% (min 5€ – max 25€) | 0,15% (min 10€ – max 25€) | 0€ | 0€ |
| FinecoBank – Conto Trading | 0,19% (min 2,95€ – max 19€) | 0,19% (min 2,95€ – max 19€) | 0€ | 0€ |
| Webank | 0,19% (min 2,75€ – max 18,90€) | 0,19% + 9€ spese | 0€ | 0€ |
| Banca Popolare Sondrio | 0,185% (min 6€) + 3€ | 0,185% (min 20€) + 3€ | Varia 0-51€ | 0€ (online) / 50€ (altri) |
| CheBanca | 0,18% (min 6€ – max 25€) | n.d. | Incluso nel conto | 0€ |
| Banca Sella – Conto Trader | 0,19% (min 2€ – max 18€) | n.d. | 0€ (5 op./trim.) | 0€ (con attività) |
| IWBank – Profilo Variabile | 0,19% (min 2,5€ – max 18€) | 0,199% (min 15€) | 5€ (azzerabile) | 0€ |
| Hello Bank | 0,19% (min 5€ – max 20€) | 0,19% (min 9€ – max 28€) | 6€ (0€ under 30) | Variabile |
| UniCredit Money Trading | 0,19% + 4,75€ fissi | 0,19% (variabile) | 5-40€ (variabile) | 11,25€ (TdS) / 63€ (altri) |
| Intesa Sanpaolo | 0,24% (min 3,5€) | 0,24% (min 11€) | n.d. | 50€ (IT) / 80€ (Estero) |
| BNL | 0,4% (min 15€) | n.d. | Incluso nel conto | Variabile |
Le banche più economiche
Fineco Bank è a tutti gli effetti la banca del trading in Italia, non solo perché completa ma anche perché economica. Il Conto Trading applica una commissione dello 0,19% del controvalore. Il minimo scatta a 2,95 euro e il massimo a 19 euro per ordine su azioni italiane. La banca propone inoltre zero commissioni su oltre ottocento ETF in promozione, e non è previsto alcun canone mensile.
Il Conto Standard segue la stessa percentuale ma introduce fasce digressive. Nei primi due mesi l’addebito parte da 19 euro per ordine e scende gradualmente a 9,95, 6,95 e 2,95 euro in base alle commissioni prodotte nel mese.
Anche Widiba ha tariffe sul trading piuttosto vantaggiose. Le operazioni su titoli italiani prevedono lo 0,15% del controvalore, con minimo di 5 euro e massimo di 25. Per obbligazioni e azioni estere il minimo sale a 10 euro. Il servizio non applica canoni mensili né spese di deposito.
Banche online specializzate
Webank è una banca digital popolare tra chi investe in autonomia. Le commissioni partono dallo 0,19% con un minimo di 2,75 euro e un massimo di 18,90. Le commissioni possono scendere a 2,75 euro fissi per chi effettua più operazioni. Sui derivati la soglia arriva fino a 1,90 euro.
IWBank invece propone due modelli tariffari. Il profilo variabile applica lo 0,19% con minimo di 2,5 euro e massimo di 18 euro sui mercati italiani. Il profilo adattivo parte da 9-9,50 euro a eseguito per chi opera occasionalmente, poi la cifra si riduce con l’aumentare dei volumi. Il canone mensile è di 5 euro, azzerabile con alcune condizioni.
Banca Sella mantiene lo 0,55% con minimo di 9 euro per il servizio di home banking tradizionale. Il Conto Trader invece ha una struttura più competitiva: le commissioni partono da 2 euro a eseguito e il canone si azzera con almeno cinque operazioni a trimestre. Il deposito titoli costa 50 euro ogni sei mesi per i titoli italiani e 60 per gli esteri.
La Popolare di Sondrio applica 1,85 per mille con minimo di 6 euro per titoli italiani e 20 euro per operazioni estere, a cui si aggiungono 3 euro di spese fisse per ordine. I canoni mensili variano da zero fino a 51 euro, in base alla linea di conto corrente scelta.
Hello Bank, parte del gruppo BNP Paribas, applica lo 0,19% con minimo di 5 euro e massimo di 20 sulle azioni italiane. La fascia si sposta tra 9 e 28 euro per quelle estere. Il canone mensile è di 6 euro ma può essere azzerato dagli under 30.
BPER Banca ha un piano Smart Trading Online che parte da 2 euro al mese per il piano Basic non professional fino a 251 euro mensili per il piano Top professional. Le commissioni seguono un sistema multilivello in base al piano scelto e al mercato di negoziazione.
I grandi gruppi restano più cari
In Intesa Sanpaolo le commissioni da trading cambiano in base al canale utilizzato. L’home banking ad esempio applica lo 0,24% del controvalore sugli ETF, con un minimo di 3,5 euro sul mercato italiano e 11 euro sul mercato estero. Allo sportello i costi salgono allo 0,6% con minimo di 8,5 euro in Italia e 26 euro all’estero, ma è una pratica ormai in via di estinzione.
La piattaforma InvestoPro GO offre condizioni più convenienti. La commissione scende a 3,90 euro per ordine su Borsa Italiana. Il deposito titoli ha un canone semestrale di 50 euro, che sale a 80 euro quando si includono titoli esteri. La cifra può ridursi a 18 euro annui con il conto Xme.
Discorso analogo per UniCredit. Nel servizio base la commissione resta allo 0,19% con spese fisse di 4,75 euro a operazione, mentre attivando Money Trading Advanced entra in gioco un tetto massimo di 19,50 euro per ordine sui mercati italiani. Il deposito titoli costa 11,25 euro semestrali per i Titoli di Stato e 63 euro per gli strumenti finanziari italiani non governativi.
BNL applica lo 0,4% del controvalore con un minimo di 15 euro per operazioni su azioni e obbligazioni, con qualche costo in meno per chi investe in Titoli di Stato. Le commissioni variano dallo 0,15% allo 0,30% in base alla durata residua del titolo.
Altri costi aggiuntivi
Molte banche tradizionali richiedono un canone semestrale per il deposito titoli, una cifra che va da 50 a 90 euro semestrali. Neobank e broker non li applicano quasi mai.
L’imposta di bollo invece colpisce tutti i depositi titoli, ed è pari allo 0,20% annuo del valore degli strumenti detenuti al 31 dicembre.
Alcune realtà prevedono commissioni per l’accredito di dividendi e cedole, da zero a qualche euro per operazione. Esistono anche tasse specifiche su alcuni mercati: i titoli francesi per esempio possono prevedere lo 0,20% sulla posizione netta giornalieri, gli strumenti inglesi includono lo stamp duty allo 0,5% sull’acquisto. I titoli spagnoli comportano un onere dello 0,2%.
Attenzione anche alle operazioni in valuta estera, dove occorre convertire euro in dollari, sterline o altra valuta. Lo spread che in genere oscilla tra lo 0,15% e lo 0,20%.
Come scegliere la banca migliore per investire
Le esigenze dell’investitore influenzano in modo decisivo la scelta dell’intermediario. La frequenza di trading ha un ruolo importante: le fasce digressive di Fineco o Webank sono più vantaggiose per chi opera spesso. Chi fa un’operazione al mese, con un approccio buy-and-hold, di solito è più conveniente andare su commissioni fisse.
L’importo medio delle operazioni fa la sua parte. Chi investe un centinaio di euro per volta, o comunque piccole cifre, può trovarsi a suo agio con modelli a commissioni in percentuale. Più il capitale investito aumenta, più le commissioni fisse possono essere vantaggiose.
Importante anche farsi un’idea dei mercati su cui si concentra l’attività di trading, perché non tutti gli istituti sono competitivi allo stesso modo tra Italia ed estero. Anche le preferenze sugli strumenti contano: molte banche, come Fineco, offrono promozioni sugli ETF o piani di accumulo a costi ridotti.
Inoltre, quando si sceglie una banca, di solito si vuole accedere a una gamma più ampia di servizio (non solo piattaforma di trading): conto corrente, carte, prestiti e altro ancora. In questo caso occorre non fermarsi alle spese applicate sugli investimenti, ma valutare anche le spese di conto corrente, quelle per le carte e per tutti gli altri strumenti bancari che interessano.
Le grandi banche come Intesa Sanpaolo e UniCredit restano scelte solide, anche se con commissioni mediamente più elevate.








