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In Italia quasi un comune su due è senza banca

Nel 2025 la rete fisica italiana è scesa a 19.140 filiali. Quasi metà dei comuni è senza banca e 5 milioni di cittadini restano isolati. L'uso del digitale cresce a rilento.

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Le banche italiane continuano a ritirarsi dal territorio. Nel 2025 il sistema del credito ha chiuso 516 sportelli e ha portato il totale nazionale a quota 19.140, confermando una tendenza al ribasso che non accenna a fermarsi. Il dato segna una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente ed emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria1 della Fondazione Fiba di First Cisl, basato su statistiche di Banca d’Italia e Istat.

L’ondata di chiusure ha ridisegnato gli equilibri tra i grandi gruppi. Per la prima volta il Gruppo Iccrea ha conquistato il vertice della classifica per presenza territoriale, superando Intesa Sanpaolo. Il sorpasso non deriva da nuove aperture, ma dal mantenimento della rete esistente da parte del credito cooperativo a fronte dei massicci tagli operati da Intesa nell’ultimo trimestre. Al terzo posto si posiziona Unicredit, che accorcia le distanze dalla seconda posizione.

L’abbandono dei territori colpisce in modo disomogeneo il Paese. I tagli più pesanti hanno interessato le Marche (-4,3%), seguite da Toscana, Calabria e Veneto. Il problema dell’isolamento finanziario si aggrava: oggi 3.457 comuni italiani non hanno più nemmeno uno sportello. Si tratta del 44% delle amministrazioni locali, 75 in più rispetto al 2024. Le regioni più scoperte sono Molise, Valle d’Aosta e Calabria, mentre l’Emilia Romagna mostra la tenuta migliore.

La ritirata delle banche lascia senza servizi quasi 11,5 milioni di persone. Di queste, circa 4,9 milioni vivono in zone totalmente desertificate, mentre oltre 6,5 milioni risiedono in comuni con un solo sportello superstite e rischiano di subire lo stesso destino. Il fenomeno danneggia anche il tessuto produttivo: le aziende con sede in aree prive di banche sono aumentate di 16.800 unità in un solo anno. La chiusura delle filiali non risparmia i grandi centri urbani. Tra la fine del 2021 e il dicembre 2025, Milano e Roma hanno registrato contrazioni rispettivamente del 16,1% e del 14%, percentuali superiori alla media nazionale dell’11,6%.

La transizione verso i servizi telematici non compensa il vuoto fisico. Tra il 2024 e il 2025 l’uso dell’internet banking in Italia è cresciuto appena di un punto, passando dal 55% al 56,3%, e in alcune regioni come Lazio, Umbria e Veneto ha registrato persino una flessione. Il divario con l’Europa resta netto: la media continentale sfiora il 70%, con la Francia al 78% e la Spagna al 74%. Particolarmente critica la situazione per la fascia d’età tra i 65 e i 74 anni, dove solo il 36,7% degli italiani usa il digitale contro il quasi 48% della media Ue.

Riccardo Colombani, segretario generale First Cisl, contesta la narrazione ufficiale degli istituti di credito. I dati dimostrano che non esiste un legame diretto tra digitalizzazione e chiusura delle filiali. In Francia, ad esempio, un utilizzo molto elevato dell’home banking convive con una rete fisica capillare che conta 48 sportelli ogni 100mila abitanti, contro i 33 dell’Italia. Il sindacalista avverte che la situazione ha superato il livello di allarme sociale e chiede alle banche di dimostrare la propria responsabilità riaprendo le filiali o avviando veri programmi gratuiti di educazione digitale per le fasce più fragili della popolazione.

  1. www.firstcisl.it/osservatorio-desertificazione-bancaria ↩︎
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